Altri 20 anni di menù Start

Questa storia affonda le proprie radici nei primi anni 90. Denny Oran è alle dipendenze di Microsoft ed è a capo del progetto di design dell’interfaccia di Windows 95. L’esperienza di Windows 3.x si era rivelata ostica per molti utenti: il Program Manager era tutt’altro intuitivo, così come l’interfaccia in generale non risultava consistente. Un esempio? L’impossibilità di capire in modo semplice quali e quanti programmi fossero aperti allo stesso momento.

Il Program Manager
Le versioni di Windows precedenti alla 95 basavano la propria interfaccia grafica su un applicativo, denominato Program Manager. Esso raggruppava le icone in gruppi, a seconda della funzione o del programma di appartenenza, ed organizzava lo spazio di lavoro. Lanciando un applicativo, la sua icona si posizionava sul fondo del desktop (eredità delle precedenti versioni) e dunque per spostarsi da un programma all’altro senza l’uso della tastiera, era necessario ridurre tutti i programmi ad icona per poi agire sul collegamento desiderato.
Il Program Manager di Windows 3.x
Non era l’unico problema (che peraltro poteva essere bypassato dalla sopravvissuta combinazione ALT+TAB). Il Program Manager appariva ermetico e dunque gli utenti inesperti non risultavano produttivi di fronte all’interfaccia. Le medesime azioni potevano essere svolte in modi diversi e spesso il risultato operativo si concretizzava nell’apertura di più copie di un’applicazione o documento, con conseguente decadimento delle prestazioni di sistema.

E dunque il menù Start
Fu così che Denny Oran, dopo molti test confermativi svolti a contatto con i consumatori, decise di affrontare la riluttanza dei programmatori Microsoft. Quest’ultimi difendevano il proprio prodotto dalle accuse di scarsa intuitività ritenendo “deficienti” i consumatori. Accusa forte e forse sbagliata nei termini, ma non del tutto fuori luogo se si pensa, ad esempio, all’odierna massiva diffusione di junk-mails a opera di bot installati su macchine zombie, in seno all’idea che tutti debbano essere in grado di usare un computer. Ne parleremo in un futuro intervento. Ad ogni modo, le cose cambiarono ponendo sullo schermo un pulsante, inizialmente denominato System. Tale primo tentativo scoraggiava gli utenti, ma le cose cambiarono modificando il nome dello stesso in Start.
Nasce Start. Sempre con noi, nei secoli dei secoli…
Start risultava intuitivo, dava l’accesso ai programmi, alle risorse della macchina, ai documenti recenti, al pannello di controllo, e sempre da Start di spegneva, e si spegne tutt’oggi, il computer. Start è lì da 25 anni, in basso a sinistra sulle scrivanie di molti sistemi operativi, insieme alla taskbar (o barra delle applicazioni, per spostarsi da un programma attivo all’altro). Una combinazione risultata vincente che ha raccolto in casa Microsoft una levata di scudi al primo tentativo infausto di modifica, operato con Windows 8.
Immortale, intoccabile, con noi per altri 20 anni almeno
Se è vero che Windows 10 è stato un ritorno al passato con la reintroduzione del pulsante Start, è altrettanto vero che una sensata rivoluzione a livello d’interfaccia utente ormai non si vede da molto tempo. Anzi, abbiamo assistito ad un allineamento ed un appiattimento in termini creativi. Il centro di comando del sistema operativo, quantomeno in casa Microsoft, si è arricchito di gadget interattivi di cui francamente in ambito desktop si faceva benissimo a meno. Tutt’altro che inusuale oggigiorno la disattivazione dei tiles su portatili e PC fissi al termine di una nuova installazione.
Il valore aggiunto quindi di tutti gli sforzi compiuti per rivoluzionare l’area di lavoro non è così evidente e senza ombra di dubbio molti di noi sopravvivrebbero benissimo ancora con Windows 7, consolidato al più da un set di nuove features di sicurezza.

Il menù Start di Windows 10
Il ritorno al passato dunque, peraltro apprezzato dal mercato, ha posto una pietra tombale sulle imminenti speranze di un cambiamento. Con le distribuzioni Linux in perenne inseguimento, sempre più semplici da usare ma sempre più imitatrici degli ambienti tradizionali, diventa difficile identificare un attore del rinnovamento. Ecco quindi perché il pulsante Start rischia di durare almeno altri 20 anni, soprattutto in assenza di interfacce di comunicazione col PC realmente comode e funzionali – per i lavori dell’economia contemporanea – che siano un’alternativa a mouse e tastiera.